AFRICA

Djenné, la perla del Mali

di Giovanni Maria Incorpora

 

L’ingresso alla città più dolce del Mali, Djennè, accade quasi all’improvviso, dopo lungo andare e dopo aver attraversato su di un battello il Bani, affluente del Niger. Perché Djennè, ad esser precisi, non è sul Niger. Lo sono Diafarabè, Niafunkè, Dirè ma Djennè no; essa è là dove il Bani, nel medio Niger, fa ansa con  lo stesso prima di richiudersi, in alto, per dar vita al lago Debo. Solo quando, nella stagione delle piogge, il Niger tracima dalle sue sponde ed allaga la fertile pianura, allora Djennè lambisce le acque del Niger e se ne appropria.  Lunedì è giorno di mercato, giorno di colori e di festa, di caos controllato ed atteso, di multietnie in chiacchiericcio modulato da contrattazioni ad oltranza.Djennè ha le sue strette, poche vie che permettono l’accesso alla piazza centrale della grande Moschea a tutto ed a tutti, carri e pecore, donne colme di oggetti in testa e bimbi mocciosi e scalzi, Tuareg in blu e Peul incappellati, vecchie macchine stracolme all’inverosimile e galline starnazzanti, uomini e donne e cose in un caleidoscopico andirivieni  apparentemente incontrollato, in realtà supportato da uno schema da secoli uguale.

La piazza si raggiunge così tra uno spintone ed un altro. In essa l’intensa luce del giorno si  alterna ad ombre nette che si adagiano sotto le mille tende affiancate; là  teli a mò di copertura riparano dal sole e  la Moschea, modello architetturale sudanese,  irripetibile costruzione di “adobe” (costruzioni in creta cruda ed asciugata al sole), fango, fantasia e fede, sovrintende dall’alto nel suo colore ocra – dorato.

mali01

A controllare c’è anche l’Imam, l’autorità religiosa dell’Islam che, alto quanto un’antenna e fiero nella sua splendida gialla lunga tunica, ondeggia tra la gente ed i bambini che, scolari di fede, scrivono e cancellano e riscrivono ancora frasi coraniche sulle loro tavolette, seduti all’ombra del muro di cinta del sacro edificio. Ci immergiamo nell’infinito labirinto del mercato, tra gli odori, i colori, le sensazioni forti che  ci avvolgono mentre gli occhi stentano a seguire i flussi divergenti e caotici dell’andirivieni dei ragazzi che spingono i carretti, delle donne ieratiche con in testa i loro contenitori, degli uomini che contrattano mercanzie e doti, dei bimbi che allattano alle madri seni al vento, o che infagottati nell’awa, sulle loro spalle, semplicemente dormono.

mali02

Tutto quanto è  possibile, si vende e si acquista in questa enorme, altisonante piazza.E’ il momento catartico della gioia di incontrarsi, di parlare, di urlare, di mostrare o semplicemente di innamorarsi.E come non ci si può innamorare d’un luogo come questo? All’ombra della Moschea, restaurata dagli stessi abitanti ogni anno, a rinfresco di creta, c’è un mondo africano che vive al di fuori della nostra tecnologia occidentale, dei nostri consumismi, cui non importa per nulla collegarsi alla “rete” per avere informazioni: quelle che servono e solo quelle, si prendono al momento, in piazza o tutt’al più in Moschea o al bar. Sufficit.

I loro ammalianti sorrisi maliani o gli occhi splendidi dei bimbi sono l’evidenza e la dimostrazione più chiara.

 

mali03

Incrocio e crocicchio fra etnie, dai Bambara ai Peul, dai Dogon ai Touareg, dagli Haussi ai Bozo, ai Mossi, il lunedi Djennè assurge anche a funzione-simbolo economico-politico-religioso.

Mostrare è mostrarsi, dai cappelli Peul agli sgargianti colori dei vestiti intonati all’etnia.

Giovani e vecchi, donne e ragazzi fanno bella mostra di abiti e sguardi, collane e terre colorate, profumi e fritti, frutta e calabasses, intensissime spezie, medicamenti e giocattoli ricavati dalle latte.

 

mali04 mali05

 

Un bambino intanto è tutto dedito a cernere la sabbia dalle impurità, perché in Mali non si butta via nulla ed anche le pietruzze vengono utilizzate: altro che consumismo occidentale!

 

mali06

Il pensiero agli antichi giorni in cui Djennè insegnava alle genti del mondo islamico, ci viene incontro. La sua dotta Università competeva con quella di Tombuctù; era rivale in cultura, in civiltà, in eccelse dispute: era fonte di sapere. I suoi testi islamici acculturavano giovani, studiosi, Re, sacerdoti.Penso che anche oggi l’Università per antonomasia del mondo dovrebbe essere qui, come allora, quando Djennè insegnava le Arti e l’Astronomia, l’economia, la matematica e il suo sapere! L’aspetto commerciale primeggia in piazza e gli affari corrono lungo l’area perimetrale d’un’ampia superficie in subbuglio.  Il caldo sole africano intanto comincia a varcare la soglia del primo pomeriggio.

Ad un tratto appare, tra le alle guglie  di “adobe”, sul palazzo di fronte alla piazza, lato opposto alla Moschea, un lucertolone variopinto che, orgoglioso della sua veste multicolore, intende fare bella mostra di sé. Si vede osservato e si mette in posa. Peraltro lo sfondo della Moschea gli si addice e così, da “prima donna”, va su e giù, fra un pinnacolo e l’altro, sullo sfondo dell’incantevole piazza in tutt’altre faccende affaccendata.

L’unica cosa che lo accomuna sono i suoi colori, rosso, blu, bianco, sfumature di verde...Non certo i suoi pensieri che vagabondando dall’alto dei pinnacoli, sono più attenti alle mosche o alle zanzare che, malcapitate, passano casualmente da quelle parti. 

 

mali08mali07

 

Due bimbe si lasciano fotografare tra le sfumature di drappi ampiamente colorati, dietro una ruffiana, sottile occhiata.

Due bimbi condividono una vecchia, inutilizzabile  bici, sogno di giochi per loro proibiti!

 

mali10mali09

 

I carretti irrompono, carichi di tutto. In un angolo le calebasses fanno bella mostra di sé. Grandi, piccole, intere, a metà, piene o vuote esse sono i contenitori per eccellenza, sono le due metà del mondo e del cielo, i desideri e le fantasie, i giochi e le attese…Una donna, tante donne, portano sulle spalle i bimbi, sulla testa gli strati di oggetti, calebasses comprese, ed  in mano dell’altro: donne struttura portante del Mali!

 

mali11mali12

 

Djennè assorbe i colori, i sorrisi, le frette, le attese. Per poco ancora il giorno si attarda sulle ultime contrattazioni.Fra non molto, oltre il limite del pomeriggio, il flusso tornerà verso l’esterno di Djennè, trasportando masserizie, bestie, colori, soddisfazioni, stanchezza…sorrisi. Domani sarà tutto finito. Ma fra sette giorni ricomincerà il mercato di Djennè, quel ciclo inventato secoli or sono e mai finito, atto d’amore che diede vita alla vita.

mali13

Ora, nella vuota, assolata piazza, l’Imam richiama e attende, sui gradini del tempio, i fedeli alla preghiera. Un bimbo solo si ripara alla lunga ombra del palo.   


 
< Prec.